Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi
e con la faccia verso il cielo,
viaggi avventurosi
ma mi dirai “Ah, poesia!!
Non si mangia, sai, con la poesia!!”
Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi
e con la faccia verso il cielo,
viaggi avventurosi...e se ancora non ci credi fa come vuoi
io mi lancio verso il cielo, apro le braccia
e poi...
...Lo vedi si può volare...
Non sò se già esiste una discussione sull'argomento.
La mia riflessione parte dalla puntata di Annozero di giovedì 15 maggio, che ha trattato la tematica del "problema-immigrazione" (un tutt'uno, volutamente), della clandestinità e della sicurezza.
Ciò che ho visto ed ho sentito ieri sera su rai due mi ha angosciato. Non riconosco più questo paese, il mio paese, all'improvviso mi sono sentito fuori luogo, su un altro pianeta e mi son reso conto di vivere totalmente decontestualizzato (piccolo paese provinciale, rintanato nel mio universo casa-università) e di non sapere nulla di ciò che sta accadendo là fuori.
Mi hanno sconvolto quelle persone che pur non avendo nessun problema con gli stranieri non li sopportano, non ne sopportano la presenza, non vogliono vederli sulla "loro terra". Chi ha seminato tanto odio? E chi ha permesso a tanto odio di covare sotto la cenere? Cosa è successo? Cosa non ha funzionato?
Si è parlato di schiavi, finalmente, si è parlato del bisogno di braccia e non di persone; ma con le braccia arrivano anche le persone, con tutto il bene ed il male di cui ogni persona è portatrice. Però le persone non devono farsi vedere, non sono ben accette, non sono in casa loro, sono in casa "nostra".
1) Ma è vero che un "ospite" si comporta sempre meglio di una persona del posto?
Ovvero, il non sentirsi parte integrante di un contesto implica necessariamente un maggiore rispetto e tutela del contesto stesso?
2) E' vero che gli stranieri "fanno come a casa loro" oppure fanno peggio perchè "non sono a casa loro" o "non si sentono a casa loro"?
Il problema è a tutto tondo. E' l'Italia che è malata, dappertutto, gli italiani tutti ne sono i colpevoli anche se additare il diverso è più facile per liberarsi dalle proprie colpe. Le teste dei clandestini-immigrati-rom-romeni servono ad invocare la grazia divina: in realtà servono al publico ludibrio, "panem et circenses", il pubblico ha bisogno di sangue, di fuoco e fiamme, del sacrificio di questi esseri non-degni, questi impudici manifestatori di povertà e bisogno.
L'utopia (continuamente confutata) della crescita illimitata ha bisogno di un indefinito numero di persone che possano sostenerla, a prezzi via via più bassi, tendenti a zero, ed a costi decrescenti (come le pretese espresse).
Se l'Italia non è in grado di accettare il diverso, allora DEVE IMPARARE A FARNE A MENO, e se non può farne a meno, DEVE IMPARARE AD ACCETTARE IL DIVERSO. Può farne (forse) a meno se rimette in discussione e ripensa il paradigma del suo sviluppo economico. Purtroppo non abbiamo gente lungimirante, chi sceglie per noi is living in the past, e ragiona con i modelli del passato.
3) Voglio che qualcuno mi dia la prova provata che essere straniero in Italia porta dei vantaggi addirittura superiori dell'essere italiani. Non ne posso più di sentire "questi si prendono tutto prima di noi", "hanno tutti i diritti e noi nessuno", "lo stato tutela più gli stranieri che gli italiani". Vorrei capire questo. E se queste persone hanno ragione allora perchè non c'è stata ancora la rivoluzione? Stavamo meglio degli italiani e non lo sapevamo! Io almeno non lo sapevo! Azz, ma com'è possibile? :o
E se queste persone NON HANNO RAGIONE, come sono convinto che sia (dall'evidenza), allora perchè nessuno dice loro che non è così, che le loro opinioni sono prive di fondamento?
La televisione e la carta stampata di cosa ca**o parlano? Di quale mondo raccontano? Non sarebbe ora di invitare a tappeto la gente a spegnere le televisioni?
Anche gli stranieri sono altrettanto (se non di più) decontestualizzati dalla realtà in cui vivono, anzi, sono continuamente e progressivamente sempre più decontestualizzati. Prima di tutto gli stranieri guardano pochissimo la televisione italiana (come si fa a guardare tanta pornografia e sciatteria a tutte le ore del giorno per tutti i santi giorni?). L'assenza di politiche di inserimento ne favorisce la graduale ghettizzazione, la discriminazione sul lavoro li aliena dai rapporti sociali con i "diversi-italiani" (anche per gli stranieri c'è una percezione di diversità, il problema esiste anche per loro), la lingua e la burocrazia sono ostacoli spesso insormontabili, l'ignoranza ed i pregiudizi degli italiani rispetto al mondo non-italiano crea ulteriori solchi e fa cementare la diversità.
4) Tornando alla puntata di Annozero, ho notato che questa catarsi collettiva di odio del diverso sta provocando una consapevolezza di civilità che gli italiani forse non hanno mai avuto! All'improvviso si scoprono facenti parte del mondo civilizzato e "rispettoso delle regole", omettendo per un momento di ricordare che vivono nel paese fabbricatore di mafie, con la corruzzione dilagante, dove il lavoro nero si nutre di milioni di schiavi, dove il parlamento somiglia più ad un ritrovo di farabutti e imprenditori (o entrambe le cose assieme) più che una sede istituzionale di un paese civile, dove la giustizia è disarmata e impantanata da un garbuglio inestricabile di leggi. Anche i "terùn" possono ora sentirsi più civili, e possono avvantaggiarsi di essere meno peggiori dei peggiori, ossia gli stranieri. Dopo aver incendiato i campi rom possono sentirsi al pari di un bergamasco o di un vicentino.
Con ciò sto negando che gli stranieri portano problemi?
Certo che no. Ammesso che gli stranieri non sono un problema ma portano problemi, occorre chiedersi come risolverli. Per risolverli occorre la volontà (politica prima di tutto) e le risorse; e dato che nella percezione comune gli stranieri "rubano" già troppe risorse (ad Annozero attraverso i numeri è stato mostrato che ciò che gli stranieri producono equivale a 25 volte ciò che viene speso per loro, ma secondo me è ancora sottostimato: attraverso il lavoro nero producono molto di più; senza gli schiavi stranieri che ne sarebbe della raccolta degli ortaggi al sud, delle fattorie a conduzione familiare sempre al sud, dell'edilizia al centro nord, dello spaccio di droga in tutta italia, delle diecimila prostitute che allietano le notti dei machi-latini?), credo che alla fine non si farà nulla.
Se la destra abolirà queste schiavitù, giuro che voterò destra per il resto dei miei giorni (tanto sò di non correre rischi : )...però prima la destra mi deve dare il diritto di voto, e quindi la cittadinanza, mentre per ora (sempre grazie alla destra) è messo in dubbio anche il mio permesso di soggiorno !
Quindi per intergrare gli stranieri servono risorse e se non si vuole integrarli allora NON FATELI ENTRARE.
5) Castelli ieri ha parlato di "eliminare gli schiavi" e non di eliminare la schiavitù. E' stato un lapsus o un eccesso di sincerità?
Un'ultima considerazione devo farla proprio sulle seconde generazioni. Lungi dal migliorare qualcosa per la nostra condizione, l'Italia sta facendo passi indietro nella garanzia dei diritti. Sembra che gli Italiani sono convinti che più diritti = più costo (e che più diritti per gli altri = meno diritti per gli italiani), il che non è sempre vero. I paesi occidentali si sono cresciuti e si sono arricchiti di più nell'ultimo secolo, durante il quale i diritti sono stati via via ugualmente estesi a tutte le categorie di persone, che in tutti i secoli precedenti segnati da iniquità nella distribuzione del potere e dei diritti/doveri. Qualcuno dovrà pur dire questo! Qualcuno dovrà pur spiegarlo agli italiani che non è togliendo agli stranieri che essi avranno di più, bensì esigendo di più ASSIEME agli stranieri. La politica si sta lavando le mani dei problemi della gente, e li sta usando per intrattenere il pubblico, nel "circenses" appunto.
Vogliamo svegliarci e migliorare ASSIEME questo paese o continuare a incolparci gli uni con gli altri dei suoi mali (mentre i politici scommettono su chi resta in piedi alla fine del round)?
j.s.
ps: scusate per questo lungo delirio...ma non ho resistito... :(
Sillabazione/Fonetica
[è-gi-da] Etimologia
Dal lat. aegi°da, acc. di ae¯gis, che è dal gr. aighís -ídos, deriv. di áix aigós 'capra'; il sign. 2, attraverso il francese égide
Definizione s. f. 1 il mitico scudo di Giove e di Minerva, ricoperto con la pelle della capra Amaltea 2 (fig. lett.) protezione, difesa: mettersi, porsi sotto l'egida della giustizia | patronato: la manifestazione si svolge sotto l'egida del comune.
Etimologia
Loc. ingl. d'America; propr. 'sapere (know) come (how)'
Definizione loc. sost. m. invar. il patrimonio di conoscenze tecnologiche riguardanti singoli prodotti, processi o settori industriali: cedere know how a paesi in via di sviluppo | (estens.) capacità professionale specifica.
Liberato da briglie e freni di qualsiasi tipo, il capitalismo può correre liberamente per la pista dell’accumulazione. Ma alcuni fatti imprevisti stanno modificando la situazione
di Rodrigo A. Rivas
Ogni tanto qualcuno afferma che il neoliberismo ha definito un nuovo carattere del capitalismo. Ma, cosa significa?
L’essenza del capitalismo consiste nell’accumulazione progressiva di capitale nelle mani dei privati. Avendo superato i 500 anni di vita, è ormai arrivato a una situazione in cui i beni non hanno un valore d’uso, ma soltanto un valore di scambio. Detto diversamente: l’acqua, il cibo o i vestiti non servono per vivere, ma solo per essere venduti. Quindi, il denaro - questa astrazione che rappresenta il valore - si colloca al di sopra dei diritti e dei bisogni delle persone.
Alla fine della seconda guerra mondiale, tre fattori imbrigliavano il cavallo da corsa chiamato capitalismo: il rafforzamento del movimento operaio e la paura dell’espansione del comunismo, che portò molti Stati a regolare i diritti del lavoro; la presenza di un sistema definito “socialista”, che sarebbe meglio denominare “uno spazio autonomo tollerato” purché non mettesse in discussione gli equilibri generali, nell’Europa dell’ Est; un progetto di sviluppo nazionale nei Paesi poveri, che sono poi la stragrande maggioranza, nato in seguito alla conferenza di Bandung, Indonesia, nel 1955. Questi tre fattori rappresentavano il sassolino nella scarpa del sistema capitalista, costretto a ridurre il suo livello di accumulazione e la sua libertà d’impossessarsi di tutto quanto poteva generare ricchezza.
Naturalmente, per liberarsi, il cavallo ha sempre reagito, con alterne fortune. La ricetta l’ha trovata negli anni Settanta. Anzitutto, ha cominciato dando una pedata al sistema di regolazione del lavoro, e cioè colpendo i diritti dei lavoratori tramite l’utilizzo di eufemismi del tipo “flessibilizzazione” e altre pomate similari (il che non vuol dire che ogni “flessibilizzazione” sia un errore, ma che questa specifica flessibilità neoliberista implica necessariamente la precarietà. Che questa, quindi, non è una conseguenza non voluta). Non a caso, sotto Reagan, la Thatcher o Pinochet, per limitarci a tre esempi paradigmatici, il “nuovo ordine” è partito mettendo in piedi un duro scontro con i sindacati. Avvenne contro i controllori di volo negli Usa, contro i minatori in Gran Bretagna, contro chiunque si muovesse nel Cile. Avendo avuto successo (e bisognerebbe analizzarne il perché), riuscirono a smobilitare il movimento sindacale e le popolazioni e ad aumentare in modo considerevole il numero di lavoratori informali e la disoccupazione, fenomeni aggravati ulteriormente dalla crescente informatizzazione dell’economia.
La seconda pedata è arrivata con il crollo del “socialismo reale”, reso evidente dalla caduta del muro di Berlino e dalla disintegrazione dell’Urss, successivamente accresciuta dalla cooptazione della Cina, Paese capitalista di moda, diretto da sedicenti comunisti. Sarebbe arduo difendere quei regimi. Ciò nondimeno, la loro esistenza poneva limiti all’avidità dei capitali. Il che non autorizza alcun “sentimento di orfano”, che pure ha accusato buona parte della sinistra politica a livello mondiale. Anzi: la fine di quei regimi ha aperto il cantiere della ricostruzione di un pensiero e di una etica progressisti.
La terza pedata è arrivata con la globo-colonizzazione, solitamente denominata globalizzazione o mondializzazione (la scelta delle parole non è neutra), che ha permesso l’internazionalizzazione dell’economia e l’imposizione al pianeta di un unico modello di società, quello anglosassone, predominante nella zona ricca del mondo.
Ecco il “neoliberismo reale”. È semplicemente quella fase storica in cui, liberato da briglie e freni di qualsiasi tipo, il cavallo può ormai correre liberamente per la pista dell’accumulazione. Detto diversamente, il neoliberismo non è altro che un tentativo di riportare l’orologio della storia alla situazione precedente il 1848. Si può tranquillamente affermare che questa sua pretesa non è semplicemente reazionaria, ma cavernicola. Proprio perché tale, è abbellita in continuazione dai suoi ministri, cultori ed epigoni.
Tuttavia, la vita è fatta di imprevisti e il sistema porta dentro di sé le sue contraddizioni (un tempo si sarebbe detto i suoi “becchini”). Oggi, infatti, il cavallo appare costretto a decelerare la sua corsa per colpa della crisi ecologica (il riscaldamento globale), della crisi di sovrapproduzione (c’è più offerta che domanda di prodotti) e dell’attuale crisi finanziaria che, svuotando le banche statunitensi, solo negli Usa si è tradotta in oltre un milione di persone che hanno visto svaporare il loro sogno di una casa propria e che, soltanto nell’ultimo mese ha trasformato in disoccupati oltre 35.000 lavoratori del settore bancario (naturalmente, per la crisi dell’edilizia e dei consumi, gli effetti sull’occupazione sono molto maggiori).
Da questa parte del mondo, governi e politici assortiti si lagnano in continuazione del fatto che il deficit pubblico è troppo alto (non accade solo in Italia). Affermano che questa situazione non permette disporre del denaro che servirebbe per far fronte alle questioni essenziali: il cibo, la sanità, l’educazione eccetera. Negli svariati talk-show, i più accorti tra questi affermano, ricorrendo alla migliore aura di onestà di cui sono capaci, “nessuno può fare dei miracoli”. Da laico, non posso che concordare con tale affermazione. Tuttavia, mi sfugge il recondito motivo per cui ridistribuire un po’ meglio le risorse esistenti dovrebbe richiedere un miracolo. Del tutto ovviamente, studi, statistiche, ricerche, analisi e tutto quanto confermano questa loro affermazione. Nulla di sorprendente: i suddetti studi, ricerche, analisi e tutto il resto, sono pareri tecnici realizzati da chi ha l’esperienza per realizzarli, di chi ha già studiato, ricercato eccetera, avallando le fallimentari politiche in corso d’opera da oltre un trentennio. Non dichiarandolo, il ricorso ai tecnici, quindi, afferma che “la scienza e la tecnica sono neutrali”. Non lo dichiarano perché, da qualche decennio, è insostenibile.
D’altronde, la smentita ai tanti studi e ricerche è pratica e pienamente visibile: oggi, quando il cavallo trova ostacoli nella sua corsa, il denaro per accorrere in suo soccorso compare immediatamente. Essendo un mistero della fede la sua origine, forse a questo alludono i missionari del sistema economico quando sostengono: “Ci sono problemi seri ma i fondamentali dell’economia sono sani”, un mistero della fede non altrimenti risolvibile.
Come tutte le affermazioni, anche questa serve per scartare altre risposte possibili. Infatti, se “i problemi derivano dai problemi esistenti” (bella tautologia), per logica conseguenza la situazione economica mondiale “non dipende” da altri fatti. Ad esempio, non dipende dall’attuale lotta per il controllo dei mercati e per il controllo delle risorse naturali, in particolare di quelli energetici. Non deriva da problemi tipo “la sempre più diseguale distribuzione delle risorse” (per cui qualche centinaio di ricchi hanno una fortuna comparabile al Pil dell’Africa e di metà dell’Asia messi assieme), il deficit nella produzione di alimenti (anche per la loro trasformazione in combustibile destinato agli automobili dei ricchi), il cambio climatico o la mancanza di acqua. Non c’entrano nulla la corsa agli armamenti (negli Usa, gli stanziamenti ad essi dedicati sono i più alti del dopoguerra, in Russia la corsa è stata rilanciata, in Cina si sperimenta il lancio di nuovi missili e, nel suo piccolo, in Italia è aumentata la spesa militare), la crescita delle attività criminali (in Italia, nel 2007, tra sommerso ed economia criminale siamo arrivati a poco meno del 50% del Pil), la corruzione e perdita di prestigio dalla cosiddetta “classe politica” in tutto il mondo, eccetera.
Limitiamoci ai dati certi riguardo l’attuale crisi: da quando questa è iniziata (luglio 2007) gli Usa hanno già iniettato 800 miliardi di dollari sul loro mercato per cercare di evitare la recessione. Di questi, 145 miliardi solo nell’ultima tornata (febbraio 2008). Contemporaneamente, tutte le Banche Centrali del mondo ricco, in particolare quella europea, mettono l’ossigeno finanziario necessario a disposizione delle banche asfissiate dalla crisi o in stato di agonia per un mercato che non riesce a sollevarsi. Anche in questo caso si tratta di centinaia di miliardi. Ovvero, tutte le banche centrali regalano denaro pubblico alle banche private. A sentir loro, si tratta solo di una scelta tecnica, necessaria e “neutrale”. Eppure, non mi sono sognato che avevano proclamato ai quattro venti che il mercato è il migliore - anzi l’unico - regolatore dell’economia (il che escludeva gli aiuti pubblici che, infatti, vengono rifiutati, ad esempio, per salvare posti di lavoro) declinando un principio assiomatico: “ci vuole meno Stato e più mercato”. La discussione italiana non sembra accorgersi della contraddizione nemmeno in epoca elettorale (o, forse proprio perché in epoca elettorale?), ma risulta curioso che tutti corrano ora a ricercare rifugio tra le braccia accoglienti dello Stato. È di questi giorni, ad esempio, la nazionalizzazione di una banca britannica. “Una nazionalizzazione provvisoria”, ha dichiarato il governo di Sua Maestà. Se le parole hanno un senso, questa banca, salvata coi soldi pubblici, una volta “risanata” ritornerà nelle amorevoli mani dei suoi “legittimi proprietari”. “Scelta neutra”?
Ma, ciò che più incuriosisce è il fatto che non si sappia nulla sulla provenienza di tutti questi soldi. Finora erano stati rifiutati per finanziare i diritti sociali, per aiutare l’Africa o per rispettare i timidi “Obiettivi del Millennio”, dagli stessi governi fissati. Il pretesto era: “non ci sono i soldi”. Pretesto che, ad esempio, i diversi governi italiani hanno utilizzato per non rispettare gli accordi sugli aiuti allo sviluppo per i Paesi poveri, per la destinazione del 5 per mille o, con il massimo della impudicizia, utilizzato dal governo Berlusconi (due) per non versare la sua quota per combattere l’Aids (accordo proposto dallo stesso governo nel famigerato G8 di Genova)...
A questo punto, tale pretesto si è rivelato del tutto falso: i soldi ci sono, e molto abbondanti. Quindi, i soldi c’erano. Tuttavia, esiste un’alternativa: non c’erano ma ci sono stati donati dai marziani. Forse perché, pur se non lo sappiamo, questi sono dei fan delle immani capacità di un sistema bancario che, ad esempio in Italia, riesce a guadagnare il 30% annuo quando la crescita del Paese non arriva all’1% e gli stipendi hanno perso un terzo del loro potere d’acquisto, soltanto in questo inizio di Terzo millennio. Visto da Marte, infatti, trattasi di un vera e propria “performance”.
Siccome “il mondo è bello perché è vario”, secondo le cronache l’ultimo incontro di lor signori a Davos (gennaio 2007), club che al di fuori di ogni metafora riunisce i proprietari del denaro, somigliava a un “conclave di cardinali” che, all’improvviso, scoprono che Dio non esiste. La loro incrollabile fede nel mercato ha, infatti, accusato qualche colpo e sembrerebbe che, dopo aver dispensato tante benedizioni (ovviamente solo ai prescelti), il Dio mercato minacci ora con una serie di maledizioni.
Nell’attuale fase economico-finanziaria, l’origine del problema non è mondiale, ma locale. E cioè, proviene dagli Stati Uniti. Non ci sono in giro “l’effetto tango”, “l’effetto tequila” né altri effetti esotici. Naturalmente, queste difficoltà non derivano da alcun precetto biblico ma dal semplice fatto che, essendo stata tutta l’economia mondiale agganciata (per decisioni relativamente autonome) all’egemonia unipolare di Wall Street, se Wall Street tossisce, il mondo prende l’influenza. “Se Wall Street tossisce”, non se tossiscono gli Usa, come si può verificare ascoltando la quotidiana dose di notizie sulle Borse, in particolare su quella di Wall Street, appunto, che missionari e propagandisti distribuiscono quotidianamente in ogni dove.
E’ ancora da vedere se si tratterà di una grippe passeggera, guaribile con un analgesico, o se avrà conseguenze maggiori, costringendo il malato a mettersi a letto, colpito da febbre e infezioni assortite. I politici e i media continuano a diffondere la prima idea, anche se i dati inclinano verso la seconda. Tuttavia, se l’intensità della malattia è discutibile, nessuno ha dubbi su due conseguenze. La prima è che arriverà dovunque. La seconda che sarà pagata, ovviamente, dai poveri di ogni latitudine (a questo serve, tra l’altro, il compunto “nessuno può far miracoli” di cui prima). Nemmeno queste due conseguenze sono precetti biblici ma, così funziona il sistema, mentre promette - senza rispettare gli impegni come un qualsiasi candidato alle elezioni - libertà, prosperità e pace (non ancora capelli) per tutti.
Infine, mentre sembra lampante la necessità e la possibilità di provare a costruire un altro mondo, ciò che da queste parti ci si ostina a denominare politica si accanisce a dibattere su quali siano le condizioni per “propiziare la crescita preservando l’armonia sociale” (si legga non conflittualità), per non rimettere le briglie a questo mondo moderno in cui la parola classi sociali evoca soltanto epoche lontane e gioiosamente superate. Ma, se il capitalismo è il cavallo da corsa, chi sarebbero gli asini? Forse, per rispondere, dopo aver letto la cronaca quotidiana, dovremmo guardarci allo specchio.
La cantautrice Sarah McLachlan ha dichiarato durante un concerto: "Mi piace cantare le canzoni deprimenti". Nel brano degli U2 A man and a woman, Bono dice: "L'unica sofferenza è non provare nulla". Questi saranno i tuoi modelli per la prossima settimana. Spero che ti facciano sentire grato per la tua capacità di provare emozioni intense. Sei fortunato a essere così sensibile: è una benedizione avere tanta forza vitale! Perciò sii orgolioso di sentirti malinconico e oppresso. Fatti le congratulazioni perchè sei un esperto di senso di colpa, confusione e ansia. Sei più vivo di tanti altri. Hai un'anima grande, profonda e selvaggia come il Rio delle Amazzoni.
da L'oroscopo di Rob Brezsny su Internazionale n. 736
Speriamo che tu abbia ragione caro Rob, perchè questa condizione comincia a darmi sui nervi e mi sto sempre più antipatico!
Magari fosse come dici tu, Vale, "chiodo scaccia chiodo"...
Little sister don't you worry about a thing today
Take the heat from the sun
Little sister
I know that everything is not ok
But you're like honey on my tongue
True love never can be rent
But only true love can keep beauty innocent
I could never take a chance
Of losing love to find romance
In the mysterious distance
Between a man and a woman
No I could never take a chance
‘Cos I could never understand
The mysterious distance
Between a man and a woman
You can run from love
And if it's really love it will find you
Catch you by the heel
But you can't be numb for love
The only pain is to feel nothing at all
How can I hurt when I'm holding you?
I could never take a chance
Of losing love to find romance
In the mysterious distance
Between a man and a woman
And you're the one, there's no-one else
You make me want to lose myself
In the mysterious distance
Between a man and a woman
Brown eyed girl across the street
On rue Saint Divine
I thought this is the one for me
But she was already mine
You were already mine...
Little sister
I've been sleeping in the street again
Like a stray dog
Little sister
I've been trying to feel complete again
But you're gone and so is God
The soul needs beauty for a soul mate
When the soul wants... the soul waits ...
No I could never take a chance
Of losing love to find romance
In the mysterious distance
Between a man and a woman
For love and faith and sex and fear
And all the things that keep us here
In the mysterious distance
Between a man and a woman
How can I hurt when I'm holding you?
U2 - A man and a woman
AHimsa || maggio 13, 2008 23:09 || martedì, 13 maggio 2008 commenti || commenti (popup)
I Pasdaran hanno preso Roma. Al-Emann'o ha issato la sua bandiera.
L'Ayatollah Berlusko(ì)ni sta emettendo le sue prime fatwe da quando è salito sul trono del Majilis romano.
Il pubblico decoro della Repubblica Popolare della Libertà è stato intaccato da parole ingiuriose contro il santissimo Sil-Enzi'o, la Dea Om'Ertàh ed i santi profeti dell'In-Civil'tàh.
Provvedimenti immediati devono essere presi per evitare una contaminazione della morale dei gloriosi fratelli e delle illustri sorelle italiane. La verità deve essere protetta e tenuta chiusa al sicuro nel Aramgah-e Emam Berluko(ì)ni, per non essere intaccata. La verità è una, è la voce dell'Al-Tissimo.
La verità non deve deve diventare un crimine. All'erta ragazzi. Eyes and ears wide open.
Se Travaglio (e/o Santoro, sul cui programma Annozero è in corso una indagine...) vengono toccati, bisogna fare qualcosa, reagire, sonoramente, anche toccando direttamente Rai (del quale siamo legittimi PROPRIETARI!) e Mediaset, ad esempio BOICOTTANDO ad oltranza i maggiori SPONSOR PUBLICITARI di queste reti.
Il neoeletto guardiano della rivoluzione Berlusko(ì)niana che siede al Senato della Repubblica Popolare della Libertà, detto Al-Schifani, si è sentito offeso nel suo dis-onore. Fazio costretto a chiedere venia anche se ha fatto soltanto - bene, come sempre - il suo lavoro.
Chiederemo in prestito a Beppe il suo megafono.
Ci opporremo alla circoncisione dei cervelli e delle coscienze!
NESSUNO TOCCHI TRAVAGLIO!
j.s.
AHimsa || maggio 12, 2008 20:43 || lunedì, 12 maggio 2008 commenti || commenti (popup)
10-11 maggio 2008, Bologna SECONDI A NESSUNO - LA COMUNICAZIONE INTERCULTURALE FATTA DAI GIOVANI DI SECONDA GENERAZIONE
Bologna 10-11 maggio
Sala polivalente del Centro Civico Quartiere Savena - Via Faenza, 4
Secondi a nessuno è presentato da:
COSE di QUESTO MONDO
3^ rassegna sull'impegno per i diritti umani e civili
La comunicazione interculturale è giovane! Sono numerose e sparse su tutto il territorio nazionale le iniziative di comunicazione animate da figlie e figli di immigrati. Video, radio, web e carta stampata diffondono con linguaggi nuovi e formati originali le mille voci delle seconde generazioni.
Il 10 e 11 maggio Bologna diventa capitale della comunicazione interculturale giovane con una due giorni di incontri, scambio, proiezioni, performance musicali. Per conoscersi e farsi conoscere.
Sabato 10 maggio dalle ore 15.00 alle 19.00
Rassegna delle esperienze di comunicazione dei giovani e gruppi giovanili Le autorappresentazioni dei giovani: i video e l’esperienza giornalistica di Mondinsieme (Reggio Emilia), la web tv interculturale Crossing tv (Bologna), le esperienze della rete G2 (Roma e Milano), il sito Albanianews.it (Modena), il video “Non facciamo tante storie” - Cream (gruppo Katun party - Bologna), il forum e il sito dell'associazione nazionale Associna, il video e il progetto Routs&Routes, l’esperienza di Yalla Italia (supplemento mensile di Vita),
Sabato sera dalle 21.30: concerto
2 artisti del cd "Straniero a chi? Tracce e parole dei figli dell’immigrazione” promosso dalla rete G2 Seconde Generazioni" si esibiranno insieme a
NEGLIZI & Mr.TUKA ROOTS & ROUTES BAND -
Partecipazione del gruppo danza hip hop Katun Party.
domenica mattina dalle 10 alle 13.00
dibattito pubblico - Promuovere l’autorappresentazione dei giovani: la dimensione interculturale
Maya Llaguno Ciani (rete nazionale G2 Seconde Generazioni) comunicare per affermare i diritti Sun Wen Long (Associna - associazione nazionale) - fare controinformazione e diventare fonte tramite il web Maricel Argenal(Leciram, rete nazionale G2 Seconde Generazioni) raccontarsi attraverso i nuovi media - blogs e blogger Rania Abdellatif(Mondinsieme) - comunicare per diventare attori del territorio
tanhai mein fariad to kar sakta hun
possono almeno auspicare nella solitudine viraan ko abaad to kar sakta hun
posso almeno colmare il vuoto jab chahu tume mil nahi sakta lekin,
non posso incontrarti quando lo vorrei jab chahu tume yaad to kar sakta hun
però quando lo voglio posso ricordarti...
mere daman mein to kaaton ke siva kuch bee nahi
nella mia cesta non ci sono che spine aap fulon che kharidaar nazar aate hain
e tu sembri un'acquirente di fiori..
kehna ghalat ghalat to chupaana sahee sahee
aasid kahaa jo usne bataana sahee sahee
ye subah subah chehre ki rangat udee hu'i
kal raat tum kahaa.n the bataana sahee sahee
ye uDee uDee si rangat, ye khule khule se gesu
teri subah keh rahi hai teri raat ka fasaana
dil leke mera haath me.n kehte he.n mujhse woh
kya loge iske daam bataana sahee sahee
aa.nkhe.n milaa'o Ghair se to hum ko jaam-e-mai
saaqi tume kasam hai pilaana sahee sahee
AHimsa || maggio 07, 2008 20:19 || mercoledì, 07 maggio 2008 commenti || commenti (popup)
21:00 - Eretz Israël, vers la Terre promise En 1945, deux ans avant la longue errance de l'Exodus, de jeunes juifs américains et canadiens acheminent clandestinement en Palestine trente mille rescapés de la Shoah à bord de deux navires. Récit d'une incroyable odyssée.
21:50 - Mai 1948, la bataille de Jérusalem Palestine, mai 1948. Un nouveau Proche-Orient est sur le point de se constituer...
"Concedimi la serenità di sopportare le cose che non posso cambiare.
Il coraggio di cambiare quelle che posso cambiare.
E la saggezza per coglierne la differenza".
Preghiera della serenità
“Ti darò un talismano. Ogni volta che sei nel dubbio o quando il tuo io ti sovrasta, fai questa prova: richiama il viso dell’uomo più debole e più povero che puoi avere visto e domandati se il passo che hai in mente di fare sarà di qualche utilità per lui. Ne otterrà qualcosa? Gli restituirà il controllo sulla vita e sul suo destino? In altre parole, condurrà all’autogoverno milioni di persone affamate nel corpo e nello spirito? Allora vedrai i tuoi dubbi e il tuo io dissolversi.” M. K. Gandhi
Ho finito di leggere un libro tremendamente semplice, bello, ricco di spunti ('A Beginner's Guide to Changing the World; For Tibet, With Love' , è il titolo originario, mentre il titolo italiano è...bruttino!). L'autrice è quella nella foto qualche post più in basso, Isabel Losada: sprizza semplicità e serenità da tutti i pori. E' proprio così che me la sarei immaginata dietro quelle parole, dietro la sua semplice storia straordinaria. La cosa più importante che derivi da questo testo è che tutti possono fare la differenza, le loro piccolo. E che tutti DOVREBBERO fare la differenza. Se non lo fanno è soltanto perchè non vogliono farlo, o perchè non credono minimamente nell'utilità di farlo o perchè vivono in un mondo e di esso hanno una visuale talmente ristretta che non sanno cosa succede dietro l'angolo.
<<A volte senti di dover fare qualcosa, vero? A volte ti trovi davanti a un'ingiustizia e pensi: "Non, non può essere" e invece di limitarti a sospirare, spegnere la tv o gettare via il giornale sai che è il momento di agire>> sono le righe con cui inizia questo piccolo viaggio che la porterà alla "ricerca" della conoscenza, della saggezza, della consapevolezza. E la porterà in Tibet, prima, ed in India, a Dharamsala poi.
A Dharamsala ci sono stato. Ero un turista, accompagnato dal mio amico Luca; non sapevamo nulla sul Tibet (ed io ancora non sò praticamente quasi nulla), sul Buddismo o sul Dalai Lama. Ci andammo in autobus, dalla casa dei miei nonni. Ho ancora dei ricordi freschi. A Dharamsala non visitammo nulla. Salimmo a McLeod Gunj e lì prendemmo una stanza in un albergo abbastanza chic, con balconcino e vista mozzafiato. Ignoranti come eravamo non chiedemmo e non imparammo nulla (Luca ebbe i primi sintomi di "cacarella" , ed io non fui molto clemente con lui...). Da lassù tornammo con molte foto, molti regali, bandiere di preghiera tibetane che sovrastano la parete della mia stanza, uno stendardo con una massima del Dalai Lama e qualche sticker "Free Tibet"...
Ma torniamo al libro.
Una buona occasione, per iniziare a capire qualcosa del Tibet (e della Cina di conseguenza). Una buona occasione per riflettere e smettere di "sentirmi di dover fare qualcosa" ed iniziare a fare davvero qualcosa. Una buona occasione, chissà, forse per tornare a Dharamsala con intenzioni diverse, con domande diverse, con un occhio diverso. E se non Dharamsala sarà il Ladak (da sempre nella mia agenda...) o il Nepal.
Qualcosa di profondo c'è, qualche disegno o trama complicata. O forse no. Ma non importa se questo sottile filo rosso lo vedo soltanto io. Questo filo che viaggiando su una nave con Gandhi, arriva in Europa, va in Sudafrica, e riporta in India. Non sapremo mai con certezza dove ci condurrà il prossimo passo, sappiamo solo che seguirà a quello che abbiamo appena compiuto.
Grazie a colei che mi ha offerto qualche spanna di questo filo.
Grazie per questo libro, e grazie alla sua autrice.
mentre il sito dell'associazione da lei fondata in appoggio alla causa tibetana è http://actfortibet.org/
ps2: perchè il Tibet?
Ecco perchè:<<Parlando del Tibet, mi viene in mente subito la necessità di custodire la cultura tibetana. Essa racchiude in sè qualcosa in grado di trasformare i cuori degli esseri umani. Di renderli pieni di compassione. Ecco perchè la salvaguardia della cultura tibetana non è interessane solo per 6 milioni di tibeani ma anche per rendere felici gli esseri umani. E rendere felici gli esseri umani è qualcosa di veramente importante. La cultura tibetana si dedica proprio a quello. Nella questione tibetana rientra anche l'ambiente, perchè il Tibet ha un ambiene delicao che necessita di cure non solo per i tibetani, ma anche per l'India e la Cina. Questa che vorrei condividere con lei, non è solo questione di indipendenza, di diritti umani, ma molto di più. E' compassione>>.
XIV° Dalai Lama
tratto da: "Datemi retta, qualcosa si può fare (per cambiare il mondo)" di Isabel Losada
AHimsa || maggio 07, 2008 14:59 || mercoledì, 07 maggio 2008 commenti || commenti (popup)